Carbon Footprint: l'Impronta di Carbonio e la sua Compensazione

Risparmia Internet con Selectra

Bolletta Luce o Gas troppo alta?

Chiama e Confronta le migliori offerte: risparmi oltre 250€ all'anno!

Telefono

Bolletta Luce o Gas troppo alta?

Quale offerta scegliere? Prendi appuntamento e chiedilo ad un esperto!

Ti Chiamiamo Noi
Compensazione carbonio

L'impronta di carbonio o carbon footprint viene usata per misurare le emissioni di diossido di carbonio (anidride carbonica) e, più in generale, dei gas effetto serra emessi da un prodotto, un servizio, un'organizzazione, un evento o un individuo. Viene espressa generalmente sotto forma di tonnellate di CO2 equivalenti (tCO2e).


Ogni attività che comporta consumi, infatti, determina l'emissione di una quantità minore o maggiore di anidride carbonica, che varia in base alle scelte di consumo: ai mezzi di trasporto scelti, per esempio, all'alimentazione, alle abitudini d'acquisto e al modo di "abitare" un determinato luogo. Misurare la carbon footprint permette di mettere a confronto diversi stili di vita e/o differenti organizzazioni dal punto di vista del loro impatto ecologico. Fornisce anche ai consumatori delle opportunità di miglioramento volte a limitare il loro impatto sul clima.

Definizione di impronta di carbonio: a cosa corrisponde?

impronta di carbonio

L'impronta di carbonio, per definizione, misura la quantità di gas serra emessi da un'attività, un'organizzazione o una popolazione. I gas serra che vengono presi in considerazione, in conformità al Protocollo di Kyoto, sono l'anidride carbonica (da cui prende il nome), il metano, l'ossido nitroso, gli idrofluorocarburi, i perfluorocarburi e l'esafloruro di zolfo. Permette anche di valutare, in particolare, l'impatto di una popolazione sul clima in funzione del suo tenore di vita.

Prendendo come punto di riferimento la misura dell'impronta di carbonio di un prodotto, per esempio, essa tiene in considerazione il consumo di energia e materie prime avvenuto durante il suo intero ciclo di vita: dalla fase di ricerca e sviluppo, alla sua produzione, tenendo conto anche del packaging e del modo in cui viene riciclato una volta giunto alla fine del suo ciclo di vita.

Ad esempio, se si volesse misurare la carbon footprint legata al consumo di carne bovina proveniente dal Brasile, bisognerebbe tener conto non solo della quantità di emissioni legate al trasporto di carne dal Sud America ma anche della quantità di gas serra emessi durante l'allevamento del bestiame soprattutto dal punto di vista della produzione del foraggio e delle emissioni di metano emesse dall'animale durante la digestione, due aspetti questi troppo spesso sottovalutati.

L'impronta di carbonio e l'impronta ecologica

Impronta di carbonio e impronta ecologica indicano due concetti molto diversi anche se il termine "impronta di carbonio" deriva proprio dal concetto di impronta ecologica. La prima viene indicata per misurare le emissioni di anidride carbonica e gas serra e viene espressa in tonnellate di CO2 equivalenti. L'impronta ecologica, invece, rappresenta:

"La quantità di territorio biologicamente produttivo che viene utilizzato da un individuo, una famiglia, una città, una regione, un paese o dall'intera umanità per produrre le risorse che consuma e assorbire i rifiuti che genera."

Fonte: WWF

L'impronta ecologica tiene in considerazione contributi diversi tra i quali il 50% è rappresentato proprio dall'impronta di carbonio. La misura dell'impronta ecologica, inoltre, ha per lo più un significato simbolico volto a sensibilizzare l'opinione pubblica. Permette, infatti, di fare una stima del "numero di pianeti Terra" necessari al mantenimento di determinati stili di vita e consumi.

A tal proposito, il WWF precisa anche che se ognuno di noi avesse lo stesso stile di vita dell'Americano Medio la popolazione mondiale avrebbe bisogno di 5 pianeti bio-produttivi per poter nutrire, vestire e dare alloggio a ognuno di noi.

Il calcolo dell'impronta di carbonio

Le emissioni massive di anidride carbonica determinate dalle attività umane hanno numerose conseguenze sull'ambiente e necessitano di una risposta immediata a livello globale. Calcolare l'impronta di carbonio aiuta a mettere a punto le contromisure più adeguate. L'impronta di carbonio può essere calcolata oggi in relazione al territorio, alle imprese, ai settori d'attività e ai singoli individui.

Metodo di calcolo della carboon footprint

Calcolare le promozioni da restituire in caso di disdetta

Esistono diversi metodi per il calcolo dell'impronta di carbonio. A distinguerli è principalmente il campo d'applicazione: misurare l'impronta di carbonio di un prodotto, infatti, prevede l'adozione di variabili diverse, per esempio, da quelle necessarie alla valutazione della carbon footprint di un territorio o di un individuo.

Un importante punto di riferimento da questo punto di vista è rappresentato dal report stilato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente (AEA) intitolato "European Union CO2 emissions: different accounting perspectives". Il report, infatti, analizza e prende in esame tre diversi settori per i quali è possibile calcolare l'impronta di carbonio (territorio, consumi e sistema produttivo) analizzando la possibile metodologia di calcolo ed evidenziando quanto sia importante sviluppare sistemi più efficaci in grado di tener conto di un maggior numero di dati di elevata qualità.

A grandi linee, però, il calcolo dell'impronta di carbonio tiene conto di fattori come:

  • le emissioni dirette di CO2 delle famiglie (provenienti essenzialmente dal carburante dei veicoli e dai combustibili fossili usati per il riscaldamento domestico);
  • le emissioni derivanti dalla produzione nazionale di beni e servizi (senza le esportazioni);
  • le emissioni legate alle importazioni.

Uno dei numerosi sistemi di calcolo è quello sviluppato dall'Agenzia francese per l'Ambiente e l'Amministrazione dell'energia (ADEME - Agence De l'Environnement et de Maîtrise de l'Energie): "Bilan Carbone®". La sua particolarità consiste nel riuscire a tenere in considerazione numerose variabili per diversi settori al fine di misurare e quantificare le emissioni (dirette e indirette) di CO2. Bilan Carbone®, in particolare, tiene conto di 1300 fattori di emissione, la cosiddetta "Base Carbone®", e permette di convertire interi settori di attività in tonnellate equivalenti di CO2.

Di seguito, alcuni degli elementi presi in considerazione da questa metodologia per il calcolo:

  • il tipo di alloggio (data di costruzione, consumo energetico, attrezzature);
  • il tipo di riscaldamento usato;
  • gli spostamenti casa-lavoro e il mezzo di trasporto usato;
  • l'alimentazione;
  • il consumo di beni e il tempo libero;
  • la produzione di materiali;
  • la gestione dei rifiuti;
  • ecc

Il calcolatore dell'impronta di carbonio

Se si desidera calcolare la propria impronta di carbonio online esistono numerosi calcolatori gratuiti. Uno dei più famosi e accurati è quello sviluppato dalla Global Footprint Network.

Il Bilancio di Carbonio Personale

Oltre a proporre una metodologia di calcolo per le aziende, le istituzioni pubbliche e le autorità locali, l'ADEME ha sviluppato anche un sistema di calcolo per gli individui: Bilan Carbone® Personale. Questo calcolatore online permette a ciascun individuo di stimare la quantità di gas serra emessi in media ogni anno nell'atmosfera al fine di promuovere uno stile di vita più sostenibile.

Il calcolatore della Fondazione Goodplanet

Prendendo spunto dalla metodologia Bilan Carbone® sviluppata da ADEME, il calcolatore della Fondazione francese GoodPlanet permette anche di stimare l'impatto sul clima del proprio stile di vita.

A cosa serve calcolare l'impronta di carbonio?

Calcolare l'impronta di carbonio permette di ridurre le emissioni di gas serra attraverso la definizione di strategie adattate a ciascun settore. L'interesse di questo indicatore sta nell'analizzare i cambiamenti a lungo termine al fine di determinare i flussi di beni e servizi responsabili delle emissioni di gas serra. Calcolare l'impronta delle proprie emissioni di gas serra, in particolare, consente di:

  • definire una politica ambientale;
  • aumentare la propria consapevolezza e scegliere stili di vita più sostenibili;
  • valutare l'impatto sul clima delle proprie scelte legate al riscaldamento domestico per passare all'energia verde o alle fonti rinnovabili;
  • distinguersi nel proprio settore di attività;
  • effettuare un'azione di cittadinanza attiva e/o rispettare le leggi;
  • valutare la quantità di emissioni di gas serra legate alla propria attività e riflettere sulla strategia di compensazione da adottare;
  • ecc.

Qual è la mia impronta di carbonio?

Ogni individuo può calcolare la sua impronta di carbonio. Per farlo è necessario analizzare i propri comportamenti d'acquisto e le personali abitudini di consumo. Conoscendo questi dati, capire se il proprio stile di vita è sostenibile o meno diventa più semplice. I parametri di cui tener conto sono diversi ma quelli che hanno un maggiore impatto nella determinazione della carbon footprint degli individui sono il modo di abitare, i mezzi di trasporto usati e lo stile alimentare.

L'impronta di carbonio in base al mezzo di trasporto usato

Uno degli aspetti che incide maggiormente sulla carbon footprint è l'uso dei mezzi di trasporto. A ognuno di essi, infatti, corrisponde una determinata quantità di CO2 equivalente. Nella seguente tabella, l'AEA (Agenzia Europea per l'Ambiente) ha messo in relazione alcuni dei mezzi di trasporto più usati e il numero medio di passeggeri, per scoprire quanti g di CO2 equivalenti vengono prodotti per ogni km percorso.

Impronta di carbonio dei mezzi di trasporto - per km percorso
Trasporto (numero di passeggeri) Emissioni equivalenti di CO2
Aereo (88) 285 g
Monovolume (1,5) 158 g
Auto cittadina (1,5) 104 g
Due ruote (1,2) 72 g
Bus (12,7) 68 g
Auto elettrica (4) 22 g
Treno (156) 14 g

Fonte: Agenzia Europea per l'Ambiente

In volo

Stando a quanto riportato ne report "European Aviation Environmental Report 2019", nel 2017 in Europa il consumo medio di carburante delle compagnie aeree per passeggero è stato pari a 3,4 l/100 km, il 24% in meno rispetto al 2005. A scapito di questo apparente miglioramento, lo stesso report sottolinea però come il traffico aereo sia aumentato nello stesso periodo del 60% raggiungendo la quota di 1.643 miliardi di passeggeri per km. Di conseguenza anche le emissioni di CO2 sono aumentate: 163 milioni di tonnellate (+16% rispetto al 2005).

L'aviazione rappresenta attualmente il 3% delle emissioni globali di carbonio e le previsioni a lungo termine indicano che il traffico aereo dovrebbe continuare ad aumentare. "
Fonte: Karima Delli - Membro del Parlamento Europeo e Presidente del Comitato sul Trasporto e il Turismo

L'impronta di carbonio di un aereo è considerevole. Durante un intero viaggio in aereo le fasi che hanno un maggiore impatto sull'ambiente sono i decolli e gli atterraggi perché richiedono un consumo molto elevato di carburante.

Tra i dati più significativi legati alle emissioni di CO2 del trasporto aereo sono quelli forniti dall'indagine di LIPASTO sulle emissioni dirette medie degli aerei di linea, espresse sotto forma di CO2 e di CO2 equivalente per passeggero:

  • voli domestici a corta distanza (inferiore a 463 km): 257 g/km di CO2 oppure 259 g/km di CO2 equivalente;
  • voli a lunga distanza: 113 g/km di CO2 oppure 114 g/km di CO2 equivalente.
Flygskam: la "vergogna" degli svedesi per i viaggi in aereo

Dal momento in cui a piccola Greta Thunberg ha dato inizio alle sue proteste a favore dell'adozione di stili di vita più sostenibili, in Svezia ha iniziato a prendere il flygskam, letteralmente "la vergogna di prendere l'aereo". Al di là dell'essere una parola frutto di quello che in alcuni ambienti viene additato semplicemente come "la moda del momento", il flygskam è qualcosa di molto reale e serio. 

A rendere noti i suoi effetti è stata la Swedavia AB, compagnia che si occupa delle gestione di 10 dei maggiori scali aeroportuali svedesi: negli ultimi 7 mesi il numero dei passeggeri che sceglie di non usare l'aereo per spostarsi cresce sempre di più. Di pari passo, inoltre, è in aumento anche il numero dei passeggeri che sceglie il treno per viaggiare, uno dei mezzi di trasporto più sostenibili.

Oltre al flygskam, hanno iniziato a diffondersi in Svezia anche termini come tagskryt che indica il vantarsi di andare in treno e smygflyga, letteralmente "volare in segreto".

Il trasporto su strada

Nel 2016 il trasporto su strada ha contribuito a circa il 21% delle emissioni complessive di anidride carbonica in Europa.
Fonte: Europa.eu

Stando ai dati più recenti messi a disposizione dall'AEA, le emissioni legate al trasporto su strada in Europa non stanno diminuendo alla giusta velocità. Le emissioni di gas serra in questo settore sono aumentate a partire dal 2014. Nel 2016 sono aumentate del 26,1% rispetto al 1990 mentre a distanza di un solo anno hanno raggiunto il 28% in riferimento allo stesso periodo. I dati individuano questo settore come una delle fonti più importanti legate all'inquinamento atmosferico soprattutto per quanto riguarda il particolato (PM) e il biossido di azoto.

L'uso del diesel risulta dominante in Europa: rappresenta il 67% del carburante totale venduto nel settore del trasporto su strada. Nonostante ciò, nel 2017 il numero delle auto a benzina che sono state vendute ha superato quello delle auto a diesel.

La penetrazione delle auto elettriche procede lentamente: sebbene a partire dal 2017 le vendite siano aumentate, i veicoli elettrici a batteria (BEV) e quelli ibridi plug-in (PHEV) rappresentano rispettivamente solo lo 0,6% e lo 0,8% delle nuove immatricolazioni in Europa.

I veicoli leggeri, come le automobili e i furgoni, sono stati responsabili di circa il 15% delle emissioni di CO2 in Europa nel 2016. I veicoli pesanti (camion e autobus), invece, sono attualmente responsabili di circa 1/4 delle emissioni di CO2 del trasporto stradale e di circa il 5% delle emissioni totali in Europa.

Meglio l'auto a benzina o diesel?

A differenza di quanto di possa pensare le auto alimentate a diesel determinano una quantità di CO2 equivalente superiore rispetto a quelle alimentate a benzina. A confermarlo uno studio condotto da Transport & Environment.

Auto Diesel o Benzina

Fonte immagine: Transportenvironment.org

In mare

Al fine di far circolare milioni di tonnellate di merci tra diversi continenti, le navi da carico percorrono ogni giorno lunghe distanze. Il trasporto marittimo rilascia un miliardo di tonnellate di CO2 all'anno e questa cifra potrebbe salire a 1,6 miliardi di tonnellate entro il 2050.

Sul treno

Consumando poche risorse fossili, il trasporto ferroviario è uno dei mezzi più sostenibili per i viaggi a lunga distanza. Secondo la SNCF Réseau: "Spostare una persona su un treno ad alta velocità genera circa 10 volte meno gas serra che viaggiare su strada e da 20 a 25 volte meno che in aereo."

L'impatto del carbonio sui nostri acquisti e sulle abitudini di consumo

Questo calcolo prende in considerazione l'intero consumo di energia, a partire quindi dalla produzione, non solo quello legato l'uso. È interessante notare che per la maggior parte delle merci, la gran parte delle emissioni proviene dalle materie prime.

Esempi di emissioni di carbonio legate a beni e servizi (ADEME - 2018)
Bene / Azione: Emissioni equivalenti di CO2 :
TV 30-40 pollici 374 kg
Frigo 343 kg
Vestiti (5 kg all'anno) 130 kg
Carne di manzo (1kg) 27 kg
Ricerca su internet (a persona / all'anno) 9,9 kg
Invio di una e-mail (dimensione: 1 MB) 20 g

Le Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione

Le organizzazioni che appartengono al settore dell'Information and Communication Technology (ICT) e, in particolare, i direttori dei sistemi informatici tengono in grande considerazione le loro emissioni di gas serra.

I dispositivi elettronici richiedono una forte attività di estrazione di minerali, a volte di difficile accesso, o di terre rare presenti in piccolissime proporzioni all'interno delle rocce. Secondo uno studio condotto da Agit, inoltre, il 2% delle emissioni globali di CO2 nel 2015 sono state associate proprio ai data center.

Basti pensare a quanto consuma la rete Bitcoin: con i suoi 13 TWh/anno, infatti, consuma molta più energia di alcune delle più grandi regioni italiane. Riesce a superare, in particolare, la Calabria (che ha un consumo di circa 5 TWh/anno) e la Basilicata (circa 2,5 TWh). Una sola transazione di Bitcoin, inoltre, consuma 100 kWh, la stessa quantità compiuta da un termosifone elettrico acceso per 4 giorni di seguito oppure una lampadina a incandescenza da 50 W accesa per 3 mesi.

L'agricoltura e l'alimentazione

L'alimentazione ha un impatto spesso sottovalutato sull'effetto serra, in quanto è difficile tener conto della corretta quantità di energia e del trasporto che sono necessari per portare un sacchetto di riso, un gambero, una banana o una bottiglia di rum all'interno di un supermercato. Secondo i più recenti dati ISPRA, in Italia nel 2016, il settore agricolo è stato responsabile del 7,1% delle emissioni totali di gas serra. L'agricoltura si qualifica, quindi, come la terza fonte di emissioni di gas serra dopo il settore energetico (81,1%) e quello industriale (7,5%).

Sempre nel 2016, la categoria fermentazione enterica ha rappresentato il 46,2% delle emissioni dei gas serra di origine agricola, seguita dai suoli agricoli (29,1%), dalla gestione delle deiezioni (17,2%), dalla coltivazione del riso (5,6%), dall’applicazione al suolo di urea e calce (1,8%) e dalla combustione dei residui agricoli (0,1%).

Emissioni Settore agricolo Italia

Secondo la Coldiretti, in Italia il consumo medio annuo della carne (suino, pollame, bovino e ovino) è sceso a 79 kg pro capite ed è uno tra i più bassi in Europa. Nonostante ciò il 2018 è stato il primo anno in controtendenza rispetto ai 6 precedenti: ha fatto registrare un aumento di oltre il 5% della spesa per la carne da parte delle famiglie italiane. Il 45% degli italiani, inoltre, tende a privilegiare la carne proveniente da allevamenti italiani, il 29% sceglie quella proveniente da allevamenti locali e il 20% quella accompagnata da certificazioni di origine (DOP, IGP, ecc).

L'impronta di carbonio dei prodotti alimentari di origine animale varia moltissimo in base al tipo di animale e al modo in cui è stato allevato. Stando ai dati FAO, per esempio, dal punto di vista delle materie prime, la carne e il latte bovino sono responsabili della maggior parte delle emissioni contribuendo rispettivamente al 41% e al 20% delle emissioni complessive di gas serra del settore.  Da queste cifre, tuttavia, sono escluse le emissioni legate al concime bovino e all'uso del bestiame come forza lavoro. Seguono la carne suina (9% delle emissioni), il latte e la carne di bufalo (8%), la carne e le uova di pollo (8%) e il latte e la carne di piccoli ruminanti (6%).

Le energie usate in casa

L'impronta di carbonio delle abitazioni dipende da variabili molto diverse tra loro tra le quali il livello di isolamento termico, il tipo di combustibile usato per il riscaldamento domestico, per la cottura degli alimenti e per la produzione di acqua calda sanitaria. Uno degli aspetti più rilevanti da questo punto di vista è proprio l'isolamento termico: un'abitazione con una bassa classe energetica e un basso livello di isolamento determina un maggior uso di combustibile per il riscaldamento e, di conseguenza, consumi ed emissioni più elevate.

Il tipo di combustibile scelto per il riscaldamento domestico è uno degli aspetti, quindi, che incide maggiormente sull'impronta di carbonio delle abitazioni. Scegliere l'energia verde, proveniente da fonti rinnovabili, aiuta ad avere uno stile di vita più sostenibile.

Emissioni di gas serra legate al combustibile per il riscaldamento
Tipo di combustibile scelto Emissioni di CO2 all'anno (tCO2eq/an)
Legname 0,2
Gasolio 3,3
Gas 2,4
Riscaldamento elettrico 1,8

L'inventario GHG: lo standard ISO 14064-1

La carbon footprint di una organizzazione può essere misurata tenendo conto di due standard internazionali:

  • il GHG Protocol, emesso dal WRI/WBCSD (World Resources Institute/ World Business Council for Sustainable Development);
  • l'inventario GHG che fa riferimento allo standard ISO 14064-1.

Entrambi prevedono la necessità di considerare sia le emissioni di gas a effetto serra generate direttamente dall'organizzazione, sia quelle indirette derivanti dalla produzione dell'energia elettrica e termica che l'organizzazione usa. Le emissioni indirette non legate ai consumi elettrici e termici, invece, possono essere contabilizzate in modo volontario.

Questi due possibili modi di valutare l'impronta di carbonio hanno come conseguenza il fatto che due aziende potenzialmente identiche potrebbero scegliere di estendere in modo diverso la valutazione delle proprie emissioni di GHG dando vita a risultati non paragonabili. Per questo alle organizzazioni è consigliato l'uso dello standard ISO anche se attualmente entrambi i protocolli vengono ritenuti validi.

L'impronta di carbonio di una nazione

Le emissioni nell'atmosfera di gas a effetto serra di una nazione dipendono da molteplici fattori, riconducibili alle attività produttive dei vari settori economici. Il sistema energetico alla base delle attività produttive di una nazione rappresenta il principale campo d'indagine perché permette di analizzare alcuni dei fattori più importanti alla base delle emissioni atmosferiche.

La quota relativa delle diverse fonti energetiche così come l’efficienza energetica, intesa nei termini della trasformazione delle risorse primarie e della produzione di ricchezza economica, rappresentano alcuni dei fattori più rilevanti per analizzare l'andamento delle emissioni di un Paese. È altrettanto vero, però, che le stesse attività produttive, determinate a loro volta dalla domanda di prodotti e servizi, rappresentano un fattore ugualmente importante per la valutazione delle emissioni atmosferiche tanto che la loro riduzione comporta inevitabilmente anche una diminuzione delle emissioni di gas serra.

L'impronta di carbonio delle aziende

Sebbene l'Italia abbia ratificato il Protocollo di Kyoto attraverso la Legge 120/2012 e abbia sviluppato un piano nazionale che prevede la riduzione dei gas a effetto serra finora la valutazione della carbon footprint per aziende e organizzazioni pubbliche e private avviene su base volontaria. Non c'è ancora una legge nazionale che impone l'obbligatorietà di tali valutazioni. Tutte le aziende, però hanno la possibilità di avviare una valutazione volontaria della propria impronta di carbonio siglando una sorta di protocollo d'intesa con il Ministero dell'Ambiente. Nexive, All Trasporti, DHL Express Italy e Zanutta sono alcune delle aziende che hanno già aderito all'accordo.

L'impronta di carbonio in Italia e nel mondo

Ogni stile di vita ha il suo impatto ambientale. I paesi occidentali e in via di sviluppo occupano generalmente i primi posti tra quelli che inquinano di più a causa delle abitudini di consumo dei cittadini.

L'impronta di carbonio dell'Italia

Un importante punto di riferimento nella valutazione della carbon footprint dell'Italia è il rapporto annuale realizzato dall'ISPRA dal titolo Greenhouse Gas Inventory. Il rapporto del 2019 analizza i dati relativi alle emissioni avvenute in Italia dal 1990 al 2017.

Il rapporto evidenzia che nel periodo indicato le emissioni nazionali totali di gas serra, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 17,4% rispetto al 1990. In particolare, le emissioni complessive di CO2 sono pari all’81,6% del totale e nel 2017 risultano inferiori del 20,6% rispetto al 1990. Le emissioni di metano e di protossido di azoto sono pari rispettivamente a circa il 10,3% e al 4,2% del totale e presentano andamenti in diminuzione sia per il metano (-9,1%), sia per il protossido di azoto (-31,8%).

Gli altri gas serra, HFC, PFC,SF6 e NF3, hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0,01% e il 3,6%. Le emissioni degli HFC evidenziano una forte crescita, mentre quelle di PFC decrescono e quelle di SF6 e NF3 mostrano un lieve incremento. Sebbene tali variazioni non sono risultate determinanti ai fini del conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, la significatività del trend degli HFC potrebbe renderli sempre più importanti nei prossimi anni.

L'impronta di carbonio in Europa

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) mira a ridurre e stabilizzare le emissioni di gas a effetto serra a lungo termine. Nel 2016, le emissioni dell'UE sono diminuite dello 0,7%: l'obiettivo è ridurle almeno del 40% entro il 2030.

Come ridurre la propria impronta di carbonio quotidiana?

Se vogliamo limitare i cambiamenti climatici è essenziale agire quotidianamente. Esistono molte leve per ridurre il nostro impatto quotidiano sull'ambiente. Alcune misure possono essere particolarmente vantaggiose dal punto di vista finanziario e ambientale altre, invece, richiedono un piccolo sforzo.

Migliorare il proprio regime alimentare

ciambella

Come accennato in precedenza, l'alimentazione comporta emissioni di CO2 molto elevate nella vita quotidiani. Pertanto, l'adattamento dei propri modelli di consumo può ridurre significativamente l'impatto sull'ambiente. Una delle leve più efficaci è la riduzione del consumo di carne sebbene, come abbiamo visto, in Italia non se ne consumi molta.

Consumare prodotti stagionali e locali può aiutare a ridurre significativamente il proprio impatto sull'ambiente. Secondo la Hulot Foundation, consumare prodotti importati può determinare emissioni di gas serra 20 volte maggiori rispetto al consumo degli stessi prodotti coltivati localmente.

La riduzione dei prodotti imballati e già trasformati può limitare i passaggi delle trasformazioni industriali e degli imballaggi inutili che consumano molta energia. Ciò riduce anche il budget destinato al cibo, molto più economico rispetto a quello dei prodotti confezionati.

Nella quotidianità domestica

efficienza energetica casa

La riduzione dell'impronta di carbonio è inevitabilmente guidata anche dalle innovazioni nell'edilizia privata. In questo ambito, le azioni che si possono svolgere per ridurre il proprio impatto ambientale sono numerose. Migliorare il livello di efficienza energetica della propria casa è una delle più importanti.

Generalmente uno dei passi più importanti da questo punto di vista è lavorare sul miglioramento dell'isolamento termico. Il principale vantaggio sta nei guadagni a lungo termine legati alla riduzione delle spese del riscaldamento domestico e della climatizzazione estiva. Una casa con un buon isolamento termico, inoltre, determina sia un abbassamento dei consumi, sia la conseguente riduzione delle emissioni di gas serra. Queste azioni vanno di pari passo alla manutenzione degli impianti di riscaldamento e, se necessario, alla sostituzione delle vecchie caldaie con i modelli a condensazione, economici e a basso impatto ambientale.

Cambiare fornitore, poi, e decidere di attivare un'offerta di energia verde, proveniente da fonti rinnovabili è un'altra delle strategie più efficaci da attuare.

Infine, ci sono una moltitudine di consigli per risparmiare energia. Per esempio, su consiglio dell'ADEME, bisognerebbe evitare di usare nello stesso momento elettrodomestici che consumano molta energia (quelli che producono calore come il forno elettrico, per esempio, insieme ai climatizzatori). Risulta utile, inoltre, preferire le lampadine LED e sceglie lavastoviglie e/o lavatrici di ultima generazione per ridurre i consumi e per non surriscaldare la casa.

Negli spostamenti di tutti i giorni e in viaggio

aereo

I trasporti rappresentano una parte significativa delle emissioni di gas serra per le persone. È quindi abbastanza importante apportare dei cambiamenti per ridurre significativamente il proprio impatto modificando le personali abitudini di viaggio.

  • Dare priorità alla bicicletta o al trasporto pubblico: non solo lo sport fa bene alla salute ma riduce anche l'impatto ambientale, limitando i picchi di inquinamento nelle grandi città. 
  • Passaggio al carpooling: aumentando il numero di passeggeri nel veicolo si diminuisce la quantità di anidride carbonica per passeggero. Ciò riduce anche il rischio di ingorghi e, di conseguenza, l'inquinamento che ne deriva.
  • Preferire il treno all'aereo: per le destinazioni collegate a linee ferroviarie ad alta velocità è spesso quasi più veloce viaggiare in treno piuttosto che in aereo. In più si abbassa il proprio impatto ambientale perché il treno è uno dei mezzi di trasporto più rispettosi dell'ambiente.

Compensare le proprie emissioni di carbonio

compensare le emissioni di carbonio

A volte può sembrare complicato cambiare certe abitudini di consumo: vivere in una zona rurale rende difficile l'uso di biciclette o mezzi pubblici, per esempio, e alcuni viaggi non possono essere fatti se non in aereo. In situazioni come queste si possono mettere in atto strategie di compensazione.

La compensazione del carbonio consiste nel finanziare progetti volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra. È, quindi, un modo "finanziario" per ridurre il proprio impatto sull'ambiente che tiene conto delle emissioni globali piuttosto che di quelle individuali.

Soluzioni come queste vengono considerate ottime soprattutto per acquisire consapevolezza sulle tematiche ambientali legate alla riduzione dei gas a effetto serra. Altri, invece, le considerano leve molto efficaci per la riduzione delle proprie emissioni di CO2. In ogni caso, sono tecniche che funzionano perché riescono a limitare il riscaldamento globale.

Aggiornato in data

Ti potrebbe interessare anche