Aggiornamento 2026: il governo approva la fusione
A meno di un anno dalla lettera di FiberCop al Governo che aveva fatto esplodere la diatriba sui fondi del PNRR, lo scenario è cambiato in modo sostanziale: nella primavera 2026 il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato il via libera alla fusione tra Open Fiber e FiberCop. L'orientamento è chiaro: invece di sostituire Open Fiber dove è in ritardo, FiberCop la affiancherà nella copertura dei civici rimasti scoperti.
Allo stesso tempo è ormai considerato certo un rinvio della scadenza del 30 giugno 2026 prevista per il Piano Italia 1 Giga, vista l'impossibilità di rispettare i target europei con la sola Open Fiber. Il primo passo concreto verso la fusione è il rifinanziamento di Open Fiber, con un pacchetto da circa 629 milioni di euro e l'estensione dei voucher di passaggio dal rame alla fibra.
Cosa significa per i consumatori: Dalla fine 2026, in prospettiva, gli operatori commerciali (TIM, Fastweb, WindTre, Iliad, Sky, Vodafone, ecc.) si troverebbero a comprare l'accesso wholesale da un'unica infrastruttura nazionale in fibra, integrata fra ex perimetri Open Fiber e FiberCop. Meno duplicazioni, meno aree scoperte, ma anche meno concorrenza fra wholesaler: il prezzo dell'accesso alla rete diventa una variabile più sensibile.
Open Fiber e FiberCop: chi sono e cosa fanno
Le due società lavorano nella creazione dell'infrastruttura in fibra ottica in Italia: un servizio a vantaggio di tutti gli operatori telefonici, che possono sfruttarla per commercializzare le proprie offerte internet casa. Pur lavorando nello stesso mercato, le due imprese sono distinte per obiettivi e governance:
- Open Fiber è controllata per il 60% da Cassa Depositi e Prestiti, società partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, ed è nata con lo scopo specifico di coprire con la fibra ottica le cosiddette "aree bianche", zone remote ritenute a fallimento di mercato.
- FiberCop è il frutto della collaborazione tra TIM, KKR e Fastweb. È controllata al 37,8% dal fondo americano KKR e per il 16% dal MEF, con TIM e Cassa Depositi e Prestiti come altri azionisti rilevanti. Si occupa di sviluppare la rete in fibra ottica per supportare la digitalizzazione del Paese.
Si tratta di operatori "all'ingrosso" (wholesale): non vendono offerte ai clienti finali, ma forniscono l'infrastruttura agli operatori commerciali. Non a caso da anni si parlava di una possibile fusione FiberCop-Open Fiber, oggi finalmente in fase di realizzazione.
La lettera di FiberCop contro i finanziamenti a Open Fiber (giugno 2025)
La tensione tra le due wholesale si era acuita nell'estate 2025, dopo il contributo pubblico di 660 milioni di euro approvato nella legge di bilancio e destinato a Open Fiber per compensare le criticità economiche sorte durante l'attuazione del Piano Nazionale per la Banda UltraLarga (BUL).
FiberCop, per voce del presidente e AD Massimo Sarmi, aveva inviato una lettera ai principali esponenti del Governo. Il comunicato preannunciava l'intenzione dell'azienda di segnalare alla Commissione europea il contributo ricevuto da Open Fiber come un aiuto di Stato non notificato.
Questo tipo di contributi è considerato illegale dal diritto europeo della concorrenza e può essere soggetto a recupero da parte della Commissione, per tutelare le condizioni di mercato originali.
La situazione era diventata paradossale per il Governo, che da un lato sosteneva Open Fiber con i sussidi, dall'altro era socio di FiberCop stessa che contestava quegli aiuti. Fonti del MEF citate da Repubblica parlarono di "grande stupore" per l'iniziativa di FiberCop, il cui principale azionista KKR avrebbe agito senza informare il socio pubblico.
La risposta del Ministro Urso e l'evoluzione della trattativa
Il principale destinatario della lettera di FiberCop era stato Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, con un ruolo chiave nel piano nazionale BUL. Urso aveva risposto a margine di un evento ufficiale, difendendo l'operato del Governo:
Noi siamo assolutamente convinti che abbiamo operato al meglio, che l'Italia è finalmente sulla giusta strada per realizzare opere fondamentali per l'intero sistema Paese. Ci siamo mossi bene, credo.
FiberCop aveva chiarito di essere disposta al dialogo e di non aver intrapreso azioni formali, mantenendo aperta la porta del ricorso alla Commissione europea. Quella minaccia, insieme alla difficoltà oggettiva di Open Fiber di rispettare la scadenza, ha spinto il Governo a percorrere la strada della fusione invece del contenzioso. KKR ha però posto i suoi paletti: la trattativa ha imposto un percorso di rifinanziamento e di rivedere la governance.
Conseguenze sul Piano Italia 1 Giga
Il Piano Italia 1 Giga punta a portare la fibra a oltre 3 milioni di civici nelle aree grigie e nere del Paese, con risorse del PNRR. La scadenza iniziale era il 30 giugno 2026: oltre quella data l'Italia avrebbe rischiato di restituire i fondi europei.
Open Fiber è la principale aggiudicataria dei bandi Infratel per le aree bianche e si è vista assegnare 2,2 milioni di civici nel Piano 1 Giga. Ha incontrato però difficoltà su circa 700.000 numeri civici, rischiando il mancato rispetto dei target europei al 30 giugno 2026. La proposta iniziale di Open Fiber era stata di coprire temporaneamente i ritardi con tecnologia FWA, soluzione poco gradita al MISE perché allontana dal target "1 Giga".
Con la fusione, FiberCop subentra in parte ai cantieri in ritardo. La proroga della scadenza PNRR, già negoziata con la Commissione europea, dovrebbe dare il tempo necessario per completare l'opera senza perdere i fondi.
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