L'essenziale su FiberCop

  • FiberCop è la NetCo che gestisce la rete fissa a banda ultralarga in Italia, ereditata da TIM.
  • Operativa da marzo 2021 come joint venture TIM-KKR-Fastweb, dal 1° luglio 2024 è passata sotto il controllo di un consorzio guidato dal fondo americano KKR e dal Ministero dell'Economia (MEF).
  • TIM ha venduto la rete per 18,8 miliardi di euro al closing, importo che può salire fino a 22 miliardi con earn-out legati alle sinergie con Open Fiber entro fine 2026.
  • Presidente e AD è Massimo Sarmi, nominato a gennaio 2025 in sostituzione di Luigi Ferraris.
  • FiberCop è un operatore wholesale: non vende offerte ai clienti finali ma affitta la rete agli operatori commerciali (TIM, Fastweb, Vodafone, Iliad, WindTre, ecc.).
  • Verifica la copertura fibra al tuo indirizzo per scoprire quali tecnologie sono disponibili nella tua zona.

Cos'è FiberCop e quando è nata

FiberCop ha aperto i battenti nel marzo 2021 con l'obiettivo di unificare la gestione della rete fissa a banda larga, mettendo insieme la rete secondaria in rame di TIM e la rete in fibra di FlashFiber (controllata Fastweb). Era un passaggio molto atteso dal mercato italiano delle telecomunicazioni: per anni l'Italia ha sofferto un gap infrastrutturale rispetto al resto dell'Europa nella diffusione della fibra ottica.

All'origine del progetto c'erano tre attori principali:

  • TIM, azionista di maggioranza con il 58% delle quote, contribuiva con la rete secondaria in rame, ossia la porzione di infrastruttura che collega l'armadio stradale alle abitazioni;
  • KKR Infrastructure, operatore internazionale di private equity, con il 37,5% delle quote;
  • FlashFiber, joint venture TIM-Fastweb, con il 4,5%, che apportava la rete in fibra ottica già posata.

La svolta 2024: TIM vende la rete a KKR

Il 1° luglio 2024 si è chiusa la più grande operazione infrastrutturale italiana degli ultimi anni: TIM ha ceduto la propria rete fissa al consorzio guidato da KKR per 18,8 miliardi di euro al closing, importo che può salire fino a 22 miliardi con earn-out legati al raggiungimento di sinergie con Open Fiber entro fine 2026. L'operazione, denominata "Progetto Optics", ha visto l'ingresso nel capitale anche del Ministero dell'Economia (MEF), attraverso una partecipazione strategica di interesse nazionale.

Cos'è cambiato per TIM: dopo la vendita, TIM si è concentrata sul business commerciale (offerte mobili, fibra ai clienti finali, servizi enterprise), separandosi del tutto dalla gestione della rete fisica, che ora è in capo a FiberCop come NetCo indipendente.

L'attuale assetto proprietario di FiberCop (dati 2025) vede come azionisti:

  • KKR Infrastructure: 37,8% (azionista di maggioranza relativa);
  • CPP Investments (Canada Pension Plan): 17,5%;
  • Abu Dhabi Investment Authority (ADIA): 17,5%;
  • Ministero dell'Economia (MEF): 16%, con poteri di golden share;
  • F2i, principale fondo italiano per le infrastrutture: 11,2%.

A guidare la società dal gennaio 2025 è Massimo Sarmi, Presidente e Amministratore Delegato, succeduto a Luigi Ferraris. Sarmi è stato confermato AD fino all'approvazione del bilancio 2026 (maggio 2027).

Gli obiettivi di FiberCop e la copertura nazionale

L'obiettivo dichiarato di FiberCop è il completamento della copertura nazionale in fibra ottica, in particolare con tecnologia FTTH (Fiber to the Home), la più performante. Una buona parte del piano è finanziata dal PNRR e dai fondi pubblici per il "Piano Italia 1 Giga", in coordinamento (e talvolta in concorrenza) con l'altro grande operatore wholesale italiano: Open Fiber.

Sul fronte PNRR, FiberCop ha dichiarato di essere in linea con le milestone e di puntare al raggiungimento del 100% dei civici previsti entro giugno 2026 (1,33 milioni di unità immobiliari per 1,6 miliardi di euro di valore complessivo). Per Open Fiber la situazione è più complessa: nel 2026 il governo ha esteso al 2030 la scadenza finale per circa 700.000 civici ancora da cablare.

Il sorpasso della fibra sul rame è ormai netto su scala nazionale: secondo i dati AGCOM la copertura FTTH è passata dal 33,4% delle famiglie nel 2020 al 77,6% nel 2025, mentre la vecchia FTTC (fibra mista rame) viene progressivamente dismessa. È la direzione verso cui spingono sia FiberCop sia Open Fiber.

La "rete unica" AccessCo è in stallo: nelle intenzioni iniziali, FiberCop e Open Fiber avrebbero dovuto fondersi in una società unica (AccessCo) per gestire in modo razionale tutta la rete fissa italiana. A fine 2025 il dossier è ancora aperto ma fermo: KKR pone come condizioni il via libera UE preventivo e una ricapitalizzazione di Open Fiber (controllata al 60% da CDP), e ha presentato un esposto a Bruxelles sugli aiuti pubblici al concorrente. Per approfondire vedi lo scontro Open Fiber e FiberCop sui fondi PNRR.

La copertura del territorio nazionale viene tradizionalmente suddivisa in tre tipologie di area, in base alla densità degli investimenti privati:

  • Zone bianche: aree dove non sono previsti investimenti privati per la banda ultralarga. Sono le zone in cui interviene maggiormente il finanziamento pubblico.
  • Zone grigie: aree dove è prevista la presenza di banda ultralarga nei tre anni successivi.
  • Zone nere: aree con almeno due reti a banda ultralarga di operatori diversi nei tre anni successivi.

Cosa cambia per il cliente finale

FiberCop non vende offerte direttamente al consumatore: opera come wholesaler (venditore all'ingrosso) per gli operatori telefonici che vogliono fornire ai propri clienti la connessione in fibra. È un modello equivalente a quello di Open Fiber e ricalca lo schema della BT Openreach in UK.

Per il cliente finale, gli effetti pratici sono tre:

  • Più operatori che usano la stessa infrastruttura: la maggior parte dei provider italiani affitta la rete da FiberCop o Open Fiber, quindi la qualità tecnica della linea è simile a prescindere dall'operatore commerciale scelto;
  • Maggiore concorrenza commerciale: la separazione tra chi gestisce la rete (FiberCop) e chi vende il servizio aumenta la concorrenza sui prezzi e sulle promozioni;
  • Copertura in espansione: gli investimenti continuano sull'FTTH, soprattutto nelle aree dove il rame era ancora dominante.

La tua zona è coperta dalla fibra?

Verifica la copertura al tuo indirizzo in 2 minuti e scopri con un esperto Selectra le migliori offerte fibra del momento. Servizio gratuito e senza impegno.

Chiamaci al 06 9480 8095 oppure .

Operatori che usano la rete FiberCop

Praticamente tutti i principali operatori italiani di rete fissa si appoggiano in tutto o in parte alla rete FiberCop per fornire offerte fibra ai propri clienti. Tra questi:

  • TIM: l'operatore che ha "creato" FiberCop conferendogli la propria rete legacy;
  • Fastweb: già socio originario tramite FlashFiber, ora cliente wholesale;
  • Vodafone Italia (ora Fastweb+Vodafone);
  • WindTre;
  • Iliad, entrato sul fisso nel 2022 con Iliadbox;
  • Tiscali, Sky Wifi e diversi operatori regionali.

FiberCop o Open Fiber: qual è la differenza?

Entrambe le società sono wholesaler della rete fissa, ma con storie e perimetri diversi:

  • FiberCop nasce dalla rete storica di TIM, ed è quindi presente capillarmente sull'intero territorio nazionale (eredità del monopolio Telecom Italia). Storicamente forte sul rame e sulla FTTC, in espansione su FTTH.
  • Open Fiber è nata nel 2015 come società Enel-CDP per portare la fibra FTTH nelle zone bianche e nelle grandi città non ancora cablate. Tecnologia esclusivamente FTTH.

Nelle aree dove sono presenti entrambi, gli operatori commerciali possono scegliere a quale rete agganciare le loro offerte: per il cliente la differenza in fattura è minima, ma cambiare wholesale-provider può influenzare la velocità effettiva e la stabilità della linea.