Piano PiTESAI 2022: produzione gas e normative

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Cos’è il Piano PiTESAI e quali sono le novità nella produzione di gas. Scoprilo ora!

L’11 febbraio 2022 ha portato a una svolta nell’ambito del Piano PiTESAI, cioè il "Piano della Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee". Alla luce della crisi energetica e dello squilibrio tra la domanda e l'offerta di gas, l’Italia punta quindi sull'estrazione del gas nel proprio territorio nazionale. Ecco tutte le info sull'argomento!


Piano PiTESAI: cos’è?

PiTESAI è l'acronimo per Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee. Questo strumento di pianificazione viene proposto dal Ministero dello Sviluppo Economico e in seguito dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE).

Attraverso questo strumento si pianificano le attività minerarie, quindi di estrazione di idrocarburi via terra o via mare. Attraverso il PiTESAI questo procedimento tenta di essere il più sostenibile possibile, individuando le aree dove questa attività di ricerca e coltivazione sia il meno impattante sull'ambiente, sulla società e sull'intero eco-sistema.

Per delineare le zone del mare e del territorio italiano dedicate all'estrazione vengono considerati diversi aspetti. In generale tra questi ci sono le caratteristiche:

  • sociali;
  • industriali;
  • urbanistiche;
  • del territorio;
  • morfologiche.

L'attenzione è volta soprattutto all'assetto idrogeologico, così come alle previsioni degli effetti sull'ecosistema. Nello specifico su quali siano le conseguenze da un punto di vista di pescosità e delle rotte marittime che potrebbero interessare la localizzazione degli impianti di trivellazione. All'interno del PiTESAI vengono definiti questi aspetti, così come i tempi e i luoghi delle installazioni.

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Piano PiTESAI approvazione 2022: cosa è successo?

L’11 febbraio 2022 è stato pubblicato il nuovo Piano PiTESAI da parte del Ministero della Transizione Ecologica. La rivalutazione delle trivelle nei mari italiani e sul territorio nasce dai recenti avvenimenti che hanno interessato Russia, Ucraina e Stati Uniti. Questi hanno portato a una riflessione sulla produzione energetica in Europa e in Italia e sulla dipendenza di alcuni Paesi per la fornitura del gas da altri Stati, tra cui la Russia.

Infatti attraverso le trivellazioni in mare previste dal Piano PiTESAI la produzione di gas dovrebbe raddoppiare sul territorio italiano. In questo modo il costo di acquisto della materia prima dovrebbe essere ridotto rispetto a quello estero.

Il Piano che è stato confermato a febbraio 2022 è quello presentato il 29 settembre 2021 dal MiTE e che è stato discusso a dicembre 2021, durante la Conferenza Unificata che ha visto come protagonista la proposta di valutazione di possibili attività connesse ai permessi di ricerca.

Un'altra fonte al centro del dibattito è l'energia nucleare, che permette di ottenere grandi quantitativi di energia elettrica ma allo stesso tempo include più svantaggi e rischi rispetto alle fonti rinnovabili.

PiTESAI 2022: quali sono le novità?

La principale novità portata nel 2022 è l'avvio delle nuove campagne di trivellazione in mare e nella penisola. Queste ultime erano state sospese per una moratoria di 18-24 mesi nel 2019. Lo sbloccamento di questo Piano PiTESAI nasce dalla proposta di una nuova pratica: l'Air Gun.

Attraverso questa tecnica è possibile ispezionare i fondali marini attraverso lo sparo di aria compressa. In questo modo con le onde riflesse si ottengono dati più specifici dal sottosuolo, ad esempio la sua composizione. Questa tecnica potrebbe rendere più semplice trovare eventuali fonti di idrocarburi, ma potrebbe interferire notevolmente sulla fauna marina.

Un altro notevole cambiamento è nella riduzione delle royalties, che nel 2019 erano aumentate di 25 volte. In questo modo l'Italia si adegua agli standard europei e al suo interno scrive che questo è fatto:

Al fine di garantire la prosecuzione in condizioni di economicità della gestione delle concessioni di coltivazione di idrocarburi. L’ammontare annuo complessivo del canone di superficie dovuto per tutte le concessioni in titolo al singolo concessionario non può superare il 3 per cento della valorizzazione della produzione da esse ottenuta nell’anno precedente.

Dove si potrà estrarre con il nuovo PiTESAI?

Secondo i nuovi criteri del Piano Pitesai 2022 le aree idonee sono del 42,5% rispetto al resto del territorio nazionale. Queste zone includono 15 regioni, tra cui la Basilicata, l'Abruzzo, la Campania, la Calabria, l'Emilia Romagna, il Lazio, la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Molise, le Marche, il Piemonte, la Puglia, la Toscana, il Veneto e la Sicilia.

Con queste nuove indicazioni vengono sbloccati circa 12.000 km2 e 50 permessi che erano già stati presentati in passato. Invece le aree marine dedicate all'estrazione delle trivellazioni sono circa l'11,5% rispetto al totale nazionale. Tra le nuove aree ci sono:

  • il Canale di Sicilia;
  • le coste dell’Adriatico fra le Marche e l’Abruzzo;
  • il mare della Puglia;
  • il golfo di Taranto;
  • alcune zone nei pressi di Venezia.

Quali sono le tappe del PiTESAI? Normative e step

L'attuale approvazione del Piano PiTESAI 2022 nasce da un procedimento di più di due anni, che inizia con l'art. 11-ter della Legge 11 febbraio 2019, n. 12. Questa rivalutazione del piano nasceva in materia di "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione".

Nell'art.11-ter del DL Milleproroghe 2019 vengono applicate tre modifiche principali:

  1. La sospensione di tutte le attività di ricerca di idrocarburi a mare e a terra, con una moratoria tra i 18 e i 24 mesi (ad esclusione delle istanze già presentate o di coltivazione in essere).
  2. L'approvazione dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare tramite Conferenza Unificata del nuovo PiTESAI, con l'obiettivo di valorizzare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle aree di estrazione.
  3. L'aumento dei canoni di concessione di 25 volte rispetto ai precedenti previsti dall'art. 18 del D. s. n. 625/1996.

Questi temi vengono ripresi nel DL Milleproroghe del 2020, nel quale si introducono delle misure per la semplificazione e l'innovazione digitale. In particolare si inserisce il comma 9, che venne definito in quanto il canone aumentato di 25 volte era più elevato del ricavo delle attività di coltivazione. Questo comma riporta il fatto che l'ammontare complessivo annuo non può superare il 3% della valorizzazione della produzione delle energie ottenute nell'anno precedente.

Infine a settembre 2022 viene presentato un nuovo Piano PiTESAI, con l'obiettivo di rendere per le aree idonee l'estrazione più sostenibile e rispettosa dell'ecosistema.

Quali sono le critiche al PiTESAI?

Le principali ONG ambientaliste si dichiarano non contente di questo nuovo Piano PiTESAI. In particolare Greenpeace, Legambiente e WWF. Secondo queste realtà è fondamentale rimuovere alcune aree tra quelle dichiarate come idonee, sia in mare che a terra. Questo in quanto le trivellazioni possono produrre effetti negativi sugli ecosistemi più fragili e il tutto per una produzione residuale, quindi che porta all'estrazione di meno del 4% del fabbisogno nazionale.

Soprattutto alla luce della decarbonizzazione dell'economia, fissata entro il 2050, questa approvazione viene interpretata in modo ancora più negativo. Ad esempio Alessandro Giannì, direttore scientifico delle Campagne di Greenpeace Italia, afferma:

Se l’obiettivo è davvero decarbonizzare l’economia entro il 2050, per farlo devi partire da un punto A e muoversi verso un punto B, che non prevede l’estrazione e il consumo di gas metano. Oggi, l’Italia parte dal punto A per tornare al punto A. È finzione, non Transizione Ecologica.

Con la decarbonizzazione si indica un processo di riduzione del rapporto carbonio-idrogeno delle fonti energetiche che porterebbe a una diminuzione delle emissioni di CO2 nell'atmosfera. Perciò un abbattimento del fenomeno dell'effetto serra. L'obiettivo della Commissione Europea è raggiungere questo stato entro il 2050.

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