Centrali a carbone fino al 2038: l'Italia rinvia lo stop per la crisi energetica
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Un emendamento al decreto energia rinvia dal 2025 al 2038 la chiusura delle centrali a carbone italiane. Alla base della decisione ci sono i timori per una nuova crisi energetica legata alla guerra in Iran e ai rischi sulle forniture di gas.
Centrali a carbone: cosa prevede il decreto energia
Un emendamento al decreto energia, in corso di conversione in legge in questi giorni, ha spostato la data di chiusura delle centrali a carbone italiane. In origine era il 31 dicembre 2025, come previsto dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima approvato nel 2020: la nuova data è il 2038.
L'obiettivo della decisione è proteggere il sistema energetico italiano da una crisi delle forniture dovuta alla guerra in Iran. Il blocco dello stretto di Hormuz, infatti, sta bloccando l'importazione di gas dai paesi del Golfo, in particolare il Qatar.
Mentre il governo cerca forniture alternative, il rinvio della chiusura delle centrali è stato approvato come soluzione d'emergenza, e coinvolgerà le quattro centrali ancora attive sul nostro territorio a Bari, Civitavecchia e in Sardegna (Fiume Santo e Portovesme).
Secondo quanto riportato dall'ANSA, il governo stima che l'utilizzo delle centrali sarebbe conveniente rispetto al gas se il prezzo superasse i 70 €/MWh. Nelle ultime settimane, il prezzo si è stabilizzato tra i 50 e i 60 euro.
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Perché l'Italia rinvia la chiusura: tensioni sul gas e rischio forniture
La guerra in Iran ha reso difficoltoso, e in diversi giorni di fatto bloccato, il transito di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) attraverso lo Stretto di Hormuz. Si tratta di uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo, da cui transita circa un quinto del GNL mondiale.
Anche senza un blocco formale, le tensioni militari nella zona rendono le rotte meno sicure e molto più costose, soprattutto a causa dei premi assicurativi. Tra il GNL che passa nello stretto c'è anche quello prodotto in Qatar, molto importante per le forniture italiane, con conseguenze sui costi di gas e anche di energia elettrica.
Al momento il governo sta cercando alternative, soprattutto in Algeria. Ma come abbiamo già visto durante la crisi del 2022, causata dalla guerra in Ucraina, diversificare richiede tempo, e il rinvio della chiusura delle centrali a carbone sarebbe una soluzione da attivare per mitigare eventuali emergenze.
Perché può aumentare anche la bolletta della luce?
In Italia, circa il 40% dell'elettricità viene prodotta utilizzando il gas in centrali termoelettriche. Se il prezzo della materia prima sale, aumenta anche il costo di produzione dell'energia elettrica, e questo si riflette sulle bollette.
Bollette: chi rischia davvero gli aumenti?
Una crisi energetica prolungata non espone tutti gli utenti agli stessi rischi. Il fattore chiave è il tipo di contratto sottoscritto con il proprio fornitore. In particolare:
- Prezzo fisso: chi ha scelto una tariffa bloccata è protetto per 12 o 24 mesi, a seconda del contratto sottoscritto. In un periodo di estrema volatilità come quello attuale, è un aiuto concreto;
- Prezzo indicizzato: questi contratti sono agganciati a PUN e PSV, gli indici che misurano il costo dell'energia all'ingrosso. Con il prezzo del gas messo sotto pressione dalla guerra, le bollette di chi ha questa tariffa inizieranno ad aumentare nei prossimi mesi.
Se hai una tariffa col prezzo variabile, questo potrebbe essere il momento giusto per valutare un cambio. Se vuoi confrontare le opportunità disponibili oggi sul mercato, puoi farlo utilizzando il comparatore energia di Selectra.