Che cos'è il mercato europeo ETS per le quote di CO2?

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Come funziona il mercato ETS per l'acquisto di quote CO2?
Come funziona il mercato ETS per l'acquisto di quote CO2?

Il mercato ETS, Emissions Tranding Scheme, è un sistema per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra dell'Unione Europea. L'obiettivo del sistema ETS è quello di ridurre le emissioni inquinanti a livello internazionale nei settori industriali e produttivi che hanno una maggiore influenza sul cambiamento climatico.


A seguito dell'annuncio del ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, sull'imminente aumento del 40% della bolletta dell'energia elettrica per le famiglie italiane a partire dall'ultimo trimestre del 2021, il mercato ETS è divenuto un argomento di dominio pubblico in quanto una delle possibili cause degli aumenti in bolletta, è dovuto proprio all'aumento delle quote di CO2 sul mercato delle emissioni. 

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Come nasce il mercato ETS?

Dopo la firma del protocollo di Kyoto, elaborato nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, per far fronte all'emergenza globale del cambiamento climatico, l'Unione Europea ha inaugurato il mercato ETS. Si tratta di un mercato che prevede lo scambio e il commercio delle quote di emissione tra i Stati firmatari del protocollo di Kyoto. Con l'introduzione del protocollo di Kyoto e del mercato ETS, gli impianti produttivi dei singoli stati industriali, possono emettere gas a effetto serra nell'arco di un anno ma soltanto dopo l'acquisto di una quota di tonnellate di CO2. In altre parole, l'acquisto di una quota di CO2 rappresenta un'autorizzazione a rilasciare CO2. Tra impianti produttivi coinvolti spiccano:

  • impianti per la produzione di energia;
  • dell'industria siderurgica;
  • dei prodotti minerali;
  • della ceramica e della carta;
  • dell'agricoltura;
  • rifiuti.

L'intero meccanismo delle quote per l'emissioni di gas a effetto serra coinvolge tutte le imprese di tipo produttivo e industriale. Di conseguenza molte imprese, a livello mondiale, nel formulare le loro strategie, sono orientate a considerare gli aspetti del cambiamento climatico e a favorire l'utilizzo di fonti rinnovabili. In generale, la logica del mercato ETS è di costituire a livello europeo un prezzo € della tCO2. In questo modo

Italia: emissioni di gas ad effetto serra per settore (Mt CO2)
Settori 1990 1995 2000 2005 2010 2015 2016 2017 2018
Energia 137,5 140,5 144,5 159,1 137,0 105,8 104,6 104,8 95,8
Manifattura e costruzioni 91,2 89,4 95,3 91,7 68,6 55,1 53,6 52,4 53,9
Trasporti 102,2 114,2 123,8 128,5 115,5 106,2 104,8 100,9 104,3
Residenziale 57,5 54,7 55,7 62,4 58,9 51,2 51,5 51,4 49,7
Servizi 11,9 14,1 17,3 23,6 28,6 23,1 23,6 23,7 25,3
Agricoltura 34,7 34,8 34,1 32,0 30,1 30,3 30,8 30,6 30,2
Processi industriali 40,5 38,4 39,2 47,3 37,1 33,3 33,5 33,9 34,7
Rifiuti 17,3 20,0 21,9 21,9 20,4 18,6 18,3 18,3 18,3
Totale 492,8 506,1 531,8 566,5 496,2 423,6 420,7 416 412,2

Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Indicatori di efficienza e decarbonizzazione nei principali paesi europei, 2020

Come funziona il mercato ETS?

Le quote di emissioni di CO2 vengono assegnate in base a un'asta. Il numero di quote che ciascuno stato mette all'asta è determinato prevalentemente sulla base delle emissioni storiche degli impianti che emettono CO2 presenti sul territorio nazionale. Almeno la metà dei proventi delle aste di quote per gli impianti fissi deve essere utilizzata dagli Stati membri in azioni volte a combattere il cambiamento climatico. In base a questo sistema, le industrie europee più inquinanti hanno un tetto annuo di emissioni di CO2 da rispettare.

Proventi d'asta per l'Italia 2012 - 2020
Data Quote Ricavi Prezzo Medio Ponderato €/t CO2
2012 11.324.000 76.497.240€ 6,76€
2013 87.873.000 385.979.650€ 4,39€
2014 61.175.000 361.249.645€ 5,91€
2015 69.254.000 527.999.080€ 7,62€
2016 77.376.000 407.231.650€ 5,26€
2017 94.726.000 545.443.290€ 5,76€
2018 93.357.500 1.440.101.430€ 15,43€
2019 51.656.500 1.271.350.135€ 24,61€
2020 52.404.000 1.274.554.025€ 24,32€

GSE, Rapporto Aste di Quote Europee di Emissione, II Trim. 2021

Al livello del singolo impianto, più CO2 emette, più quote di emissioni deve acquistare. Se  invece l'impianto inquina meno del previsto, le quote non utilizzate possono essere rivendute sullo stesso mercato. Gli impianti produttivi devono approvvigionarsi sul mercato delle quote necessarie per coprire il proprio fabbisogno di emissioni. Le aste si svolgono su piattaforme stabilite tramite gara d'appalto

  • CAP2: raccoglie le quote di proprietà di 25 stati membri, inclusa l'Italia;
  • EEX-DE: le quote della Germania;
  • ICE U: le quote del Regno Unito.

In questo modo ogni impianto è tenuto a monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con le quote di CO2. Inoltre gli impianti possono comprare e vendere quote tra loro anche attraverso accordi privati. In altri termini, il mercato delle quote di CO2 è composto da due livelli: il primo in cui gli Stati vendono le quote tramite l'asta e un secondo dove le quote vengono rivendute, anche tramite accordi privati, tra i vari impianti produttivi. Soltanto per gli impianti esposti al rischio di delocalizzazione a causa dei costi del carbonio (carbon leakage), le quote vengono assegnate a titolo gratuito.

Carbon LeakageIl sistema di controllo delle emissioni di CO2, infatti, prevede alcune agevolazioni per le industrie a rischio di carbon leakage, ossia le industrie che competono a livello internazionale e che potrebbero essere penalizzate dall'ETS di fronte a concorrenti extra-UE che non devono pagare per le proprie emissioni (esempio per la produzione di acciaio). Tra i settori considerati a rischio figurano inoltre: confezioni di vestiario in pelle; produzione di zinco, piombo e stagno; fabbricazione di pasta-carta e carta-cartone; siderurgia; fabbricazione di prodotti derivanti dalla raffinazione di petrolio; produzione di rame; produzione di altri metalli non ferrosi; tutte le categorie di prodotti del settore della fusione della ghisa. Al contrario l'elettricità non è un settore a rischio in quanto la produzione di elettricità, per motivi tecnici, deve avvenire vicino al luogo del consumo.

 

GSE, Rapporto Aste di Quote Europee di Emissione, II Trim. 2021

Mercato ETS: quali sono le ricadute in bolletta?

Aumento costo produzione energia elettrici: Secondo l'analisi di Selectra, l'aumento del prezzo dell'elettricità negli ultimi 3 mesi è dovuto principalmente all'aumento dei prezzi del gas, quasi raddoppiati rispetto alla fine di giugno. L'incidenza del mercato CO2 sull'aumento del costo di produzione dell'energia è pari soltanto al 3% nonché di 2-3 €/MWh.

Il sistema ETS, come descritto, impone alle grandi aziende europee (in Italia sono circa 1.200) di acquistare delle quote per coprire le loro emissioni di gas a effetto serra. Nel corso degli ultimi anni, i tetti annuali di emissioni sono stati progressivamente abbassati e di conseguenza molte aziende sono state costrette a comprare altri permessi mentre le aziende che sono state in grado di ridurre le emissioni hanno potuto vendere le proprie quote. L'adozione di politiche sempre più ristrettive da parte dell'Unione Europea sull'emissione di gas inquinanti, ha determinato l'aumento della domanda delle quote CO2 trascinando con sé un aumento dei prezzi dei permessi. Quest'ultimo costo, a carico di molte aziende in particolare del settore energetico, finisce per gravare sui costi fissi della bolletta luce e quindi sulle tariffe dei singoli consumatori.

Tuttavia il prossimo aumento dei prezzi in bolletta vede tra le principali cause l'ascesa dei prezzi delle materie prime dovuta alla ripresa economica a ritmi prepandemici. In particolar modo l'aumento del prezzo del gas, una delle principali fonti non rinnovabile per la produzione di energia elettrica. Per questo motivo, la politica energetica europea dei prossimi anni è quella di accelerare la corsa alle rinnovabili e di staccarsi, sempre di più, dall'instabilità dei prezzi nel mercato delle fonti fossili

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