In breve:
- Ottobre 2019: Vodafone e San Raffaele eseguono il primo intervento chirurgico in 5G in Italia (un'ablazione cardiaca);
- la bassa latenza (sotto i 10 ms) e l'alta capacità rendono il 5G ideale per applicazioni medicali in tempo reale;
- nel 2026 il 5G in sanità è realtà nei centri di eccellenza (Milano, Roma, Padova, Verona), ancora non diffusa nella pratica quotidiana;
- più diffusa è la telemedicina di base: televisite, telerefertazione, monitoraggio domiciliare cronici.
Il primo intervento chirurgico in 5G in Italia
Il 24 ottobre 2019, presso l'ospedale San Raffaele di Milano, è stato realizzato il primo intervento chirurgico in Italia con il supporto della tecnologia 5G di Vodafone. Si trattava di un'ablazione cardiaca transcatetere: un'operazione di precisione su un paziente con aritmia, eseguita dal cardiologo all'interno della sala operatoria con il supporto in tempo reale di un secondo specialista collegato in 5G da un altro edificio.
L'intervento dimostrava una cosa molto concreta: con la latenza sotto i 10 millisecondi garantita dal 5G standalone, era possibile trasmettere immagini ad altissima risoluzione (ecografie 3D, fluoroscopia, video in 4K) e ricevere il feedback dello specialista remoto come se fosse in sala. Le tecnologie precedenti (4G, fibra ottica con latenze più elevate) non potevano garantire questo livello di sincronia per operazioni mininvasive.
Cosa è arrivato davvero in sanità nel 2026
A distanza di anni dagli annunci sperimentali, il 5G in sanità in Italia si trova a due livelli:
Telechirurgia nei centri di eccellenza
La telechirurgia con supporto 5G è ormai una realtà consolidata nei poli ospedalieri di eccellenza: oltre al San Raffaele di Milano, anche l'Ospedale Niguarda, il Policlinico Gemelli di Roma, l'Azienda Ospedaliera di Padova e l'Università di Verona hanno protocolli attivi. Le applicazioni più comuni:
- Tutoring remoto: chirurghi senior che guidano colleghi più giovani in tempo reale durante interventi delicati;
- Telementoring multi-ospedale: collegamento tra ospedali italiani e all'estero per second opinion intraoperatoria;
- Robotica chirurgica: sistemi come il Da Vinci con feedback aptico via 5G;
- Formazione medica: i tirocinanti seguono operazioni in realtà aumentata su visore (Apple Vision Pro, Meta Quest 3 Pro) grazie alle riprese in 8K trasmesse in 5G.
Telemedicina nella pratica quotidiana
Più diffusa è la telemedicina di base, che sfrutta connessioni 4G/5G e fibra per servizi non chirurgici ma di grande impatto:
- Televisite: il SSN ha integrato il consulto a distanza con il medico di base e specialista per situazioni non critiche;
- Telerefertazione: radiologi e patologi refertano esami da remoto, anche da casa, riducendo i tempi di attesa;
- Monitoraggio cronici: pazienti con diabete, insufficienza cardiaca, BPCO trasmettono parametri vitali via dispositivi connessi 4G/5G allo specialista che li segue;
- Tele-riabilitazione: programmi di fisioterapia post-operatoria seguiti da casa con sensori indossabili e videoconsulti settimanali.
Sicurezza e privacy
Le applicazioni medicali in 5G sono soggette al Regolamento europeo MDR (Medical Device Regulation) e al GDPR. Le trasmissioni dei dati clinici sono cifrate end-to-end e i dispositivi connessi devono essere certificati come dispositivi medici di Classe IIa o superiore. Anche la rete 5G dedicata alle strutture sanitarie è separata logicamente dalla rete consumer (network slicing).
Il ruolo degli operatori: Vodafone, TIM, WindTre
In Italia i progetti 5G in sanità sono guidati da partnership tra ospedali e operatori telco:
- Vodafone Business: oltre al San Raffaele, partner di Niguarda e dell'Università di Bologna per la formazione medica in 5G + realtà aumentata;
- TIM Enterprise: lavora con Policlinico Gemelli e Bambino Gesù per servizi di telemedicina e refertazione da remoto;
- WindTre Business: collabora con strutture private (gruppi GVM, San Donato) per la connettività 5G di ambulanze attrezzate per la "golden hour" cardiaca/neurologica.

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5G in medicina: domande frequenti
La chirurgia da remoto in 5G funziona davvero?
Sì, ma è ancora confinata ai centri di eccellenza e ad applicazioni specifiche: tutoring remoto, telementoring, formazione medica. La telechirurgia "pura" (chirurgo a chilometri di distanza che opera direttamente il paziente) è eseguita solo come dimostrazione: in clinica reale c'è sempre un chirurgo in sala operatoria che riceve il supporto remoto.
Quanto deve essere bassa la latenza per la telechirurgia?
La soglia indicata dagli ingegneri biomedicali è inferiore a 10 ms per le applicazioni con feedback aptico (sentire le resistenze dei tessuti). Il 5G in modalità Standalone con MEC (Multi-access Edge Computing) raggiunge facilmente questo valore, mentre il 4G e la fibra "consumer" stanno sui 20-40 ms.
La televisita è disponibile col Servizio Sanitario Nazionale?
Sì. Dalla pandemia Covid la televisita è entrata stabilmente nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e quasi tutte le Regioni la prevedono per controlli specialistici di follow-up, monitoraggio cronici e prescrizione di ricette dematerializzate. Il medico di base può richiederla tramite il portale del Fascicolo Sanitario Elettronico.