«Accedi con Google», «Accedi con Apple»: un tocco e siete dentro, senza inventare l'ennesima password. È comodo, ed è per questo che lo facciamo di continuo. Il punto che quasi nessuno considera è che ogni tocco lascia dietro di sé un'autorizzazione, e quell'autorizzazione non vive sul telefono: vive dentro il vostro account. Ecco perché cancellare l'app non la cancella, ed ecco perché ogni tanto conviene fermarsi e fare ordine.
Perché il permesso resta anche dopo aver cancellato l'app
Quando vi collegate a un servizio con il profilo Google o Apple non state solo entrando: state concedendo un accesso che continua a valere finché non lo revocate a mano dalle impostazioni dell'account. Disinstallare l'applicazione libera spazio sul telefono, ma il collegamento fra quel servizio e il vostro account rimane intatto.
È il motivo per cui, a distanza di anni, nell'elenco delle app autorizzate ci si ritrova siti provati una volta sola e mai più aperti. Togliere l'icona dalla schermata non fa nulla: l'autorizzazione va tolta dove è nata, cioè nell'account.
Che cosa concede davvero quel pulsante
Dietro due pulsanti quasi identici si nascondono due gesti molto diversi. Il primo si limita a identificarvi; il secondo concede veri diritti di accesso ai dati. Con Google la differenza pesa: un'app può ottenere l'accesso di base al profilo, oppure arrivare a leggere, modificare, creare ed eliminare i dati di servizi come Gmail, Drive, Calendar, Foto e Contatti, che sono i più richiesti.
Apple ha un perimetro più stretto. Al primo collegamento un'app può chiedere di norma soltanto il nome e l'indirizzo email, senza alcun accesso successivo ai vostri file o messaggi. Sapere quale dei due mondi state guardando cambia l'ordine delle priorità quando fate pulizia.
Dove vedere e togliere un accesso, account per account
I due percorsi non coincidono: quello che su Google è «rimuovi l'accesso» su Apple diventa «elimina», e alcune voci esistono da una parte sola. Questa tabella mette a confronto i gesti equivalenti.
Sul telefono i passaggi concreti sono questi. Prima Google:
- Aprite la pagina dei collegamenti su myaccount.google.com/connections, oppure da Account Google › Sicurezza cercate «I tuoi collegamenti ad app e servizi di terze parti».
- Selezionate l'app che non usate più e controllate a quali dati ha accesso.
- Toccate «Rimuovi l'accesso» per chiudere del tutto il collegamento.
Poi Apple, altrettanto rapido:
- Su iPhone aprite Impostazioni, toccate il vostro nome in cima e poi «Accedi con Apple» (da browser: account.apple.com › Accesso e sicurezza).
- Scegliete l'app o lo sviluppatore da scollegare.
- Toccate «Smetti di usare Accedi con Apple» e confermate.
Che cosa togliere per primo, e l'effetto collaterale
Non serve svuotare l'elenco a tappeto. Conviene invece partire dai collegamenti che pesano di più e lasciar stare quelli che usate ogni giorno.
- Togliete gli sviluppatori che non riconoscete: se il nome non vi dice nulla, l'accesso non ha ragione di restare.
- Togliete i servizi provati una volta e mai più aperti: sono quelli che allungano la lista senza motivo.
- Togliete le app che chiedono troppo: messaggi o file per una funzione banale sono un permesso sproporzionato.
- Non scollegate l'app con cui accedete di continuo senza avere prima una password alternativa, o resterete fuori.
- Non date per scontato che i dati spariscano: la revoca chiude l'accesso, non cancella nulla di già condiviso.
Buono a sapersi: togliere l'accesso ferma i collegamenti futuri, ma i dati già condivisi restano presso il servizio. Per cancellarli davvero va chiesta la rimozione direttamente all'app, esercitando il diritto di cancellazione.
«Nascondi la mia email», il caso particolare di Apple
Se al momento della registrazione avete scelto di nascondere l'indirizzo, Apple ha creato un indirizzo casuale sul dominio privaterelay.appleid.com che inoltra i messaggi alla vostra casella reale. È una protezione utile, ma va disattivata con criterio.
Attenzione: se quell'indirizzo di inoltro serve per il recupero della password o per la fatturazione, disattivarlo di colpo interrompe quei messaggi, comprese le email che vi servono per rientrare nell'account. Si gestisce da Impostazioni › vostro nome › iCloud › Nascondi la mia email.
Gli altri accessi da controllare nella stessa sessione
Già che ci siete, allargate il controllo al resto: dieci minuti bastano e la lista si accorcia a ogni passaggio.
- Dispositivi collegati e sessioni ancora aperte: un vecchio telefono venduto può essere rimasto nell'elenco.
- Permessi delle app sul telefono come posizione, microfono e contatti, che si gestiscono nella privacy di Android o iPhone, a parte rispetto ai collegamenti dell'account.
- Gestore di password e autenticazione a due fattori, la protezione che conta davvero se una password finisce nelle mani sbagliate.
- Abbonamenti dimenticati e spazio cloud (iCloud o Google) da ripulire.
Se volete capire quali informazioni lasciate in giro, la nostra guida alla protezione dei dati personali online è un buon punto di partenza. Fatene un'abitudine annuale: dieci minuti oggi valgono più di mille preoccupazioni domani.