Con il bollino rosso su gran parte del Paese, le temperature che sfiorano i 43 gradi e Roma stabilmente oltre i 40, sembra il momento ideale per un impianto fotovoltaico: sole a picco, cielo terso, giornate lunghissime. Eppure c'è un dettaglio che sorprende chi guarda i dati di produzione. Proprio nelle giornate più roventi i pannelli solari rendono meno di quanto ci si aspetterebbe. Non è un guasto, è fisica.

Perché il caldo estremo abbassa la resa

Un pannello fotovoltaico viene misurato in laboratorio a una temperatura di riferimento di 25 gradi: sono le cosiddette STC, le condizioni standard di prova. Solo a quella temperatura l'impianto eroga la potenza indicata sulla scheda tecnica. Ogni grado sopra i 25 fa perdere alla cella circa lo 0,3-0,4% di rendimento.

Il punto è che la temperatura dell'aria non è quella del pannello. Sotto il sole di un'ondata di calore, una superficie scura esposta per ore può arrivare a 65-70 gradi. A quei livelli la produzione può calare del 10-20% rispetto alla stessa quantità di luce in una giornata fresca. Il sole abbondante c'è, ma la cella lo converte in elettricità con meno efficienza proprio quando fa più caldo.

Il paradosso: meno resa quando serve di più

Qui nasce il vero cortocircuito. Le ore centrali di una giornata da bollino rosso sono quelle in cui milioni di condizionatori vanno a pieno regime e la domanda elettrica tocca il suo picco. È lo stesso momento in cui ogni pannello rende un po' meno del suo massimo teorico.

Sulla rete nazionale i due effetti si sommano: i consumi altissimi e la resa fotovoltaica erosa dal calore spingono in alto i prezzi all'ingrosso dell'energia nelle ore di punta. Succede nel primo pomeriggio, quando l'aria condizionata è accesa ovunque e la produzione solare di ogni pannello ha già cominciato a calare. Chi vuole capire come si muove il mercato in queste giornate può seguire l'andamento del PUN di oggi. Il momento di massimo bisogno è anche quello di massima tensione sui prezzi.

Cosa cambia per la tua bolletta

Sui pannelli in sé non c'è nulla da regolare: la perdita da calore è nota e già messa in conto in fase di progettazione. Un impianto posato con una buona intercapedine d'aria dietro i moduli si raffredda meglio e soffre un po' meno, ma è una questione di installazione, non di gestione quotidiana. La vera leva è quando consumi, non quanto produce il tetto.

Con un prezzo dell'energia intorno a 0,30 euro al kWh tasse incluse, ogni chilowattora prelevato dalla rete nelle ore di punta pesa. Spostare gli usi flessibili (lavatrice, lavastoviglie, ricarica dei dispositivi) nelle ore in cui l'impianto produce davvero migliora l'autoconsumo, cioè la quota di energia che usi direttamente invece di ricomprarla dalla rete. Far coincidere i consumi con le ore di sole è il modo più semplice per far fruttare l'impianto. Per orientarti puoi partire dai consumi degli elettrodomestici e dalle strategie di risparmio energetico.

Il caldo di questi giorni non rende inutile il fotovoltaico, che d'estate produce comunque molto grazie alle giornate lunghe e alla luce intensa. A cadere è solo l'intuizione di partenza: più caldo non significa più energia, e la differenza in bolletta la fa il modo in cui distribuisci i consumi durante la giornata. Capire davvero quando e quanto consumi vale più di qualsiasi grado in più sul termometro.

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