Giugno 2026 è entrato negli archivi meteorologici con un primato pesante. Secondo Copernicus, il servizio sul cambiamento climatico dell'Unione Europea, per l'Europa occidentale è stato il giugno più caldo da quando esistono le rilevazioni. Un dato che aiuta a capire il caldo eccezionale di queste settimane. Vediamo cosa dicono i numeri.

Cosa dicono davvero i dati di Copernicus

Il primato riguarda in modo netto l'Europa occidentale, la zona più colpita dall'ondata di calore della seconda metà del mese: qui giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato, con una temperatura media superiore di oltre tre gradi rispetto alla media degli ultimi trent'anni. Un'anomalia enorme, se si pensa che in climatologia già uno o due gradi di scarto fanno la differenza.

Allargando lo sguardo, il quadro si completa. Considerando l'intero continente europeo, giugno 2026 è stato il secondo più caldo, alle spalle del giugno 2019. E a livello mondiale è stato anch'esso il secondo giugno più caldo di sempre, dietro a quello del 2024. Il record assoluto, insomma, riguarda l'Europa occidentale, l'area investita in pieno dall'ondata di calore.

C'è poi un dato che ha pesato più di tutti: la temperatura dei mari. Le acque superficiali degli oceani hanno toccato a giugno il livello più alto mai registrato per il mese, e il Mediterraneo occidentale è stato interessato da una vera e propria ondata di calore marina. È soprattutto questo mare insolitamente caldo ad aver alimentato le temperature record sulla terraferma.

🌊 Cos'è un'ondata di calore marina

Si parla di ondata di calore marina (marine heatwave) quando la temperatura superficiale del mare resta eccezionalmente alta, ben sopra la media stagionale, per giorni o settimane. Proprio come le ondate di calore sulla terraferma, danneggia gli ecosistemi marini e, riscaldando l'aria sovrastante, rende più intense e afose le ondate di calore lungo le coste e nell'entroterra. Nel giugno 2026 ha colpito soprattutto il Mediterraneo occidentale.

Non è stato solo un problema di temperature

Il caldo estremo non arriva mai da solo. Nel corso di giugno, l'Europa ha fatto i conti con una diffusa siccità: terreni sempre più aridi, in particolare nell'Europa occidentale e centrale, Italia compresa, e portate dei fiumi sotto la media. Condizioni che hanno favorito gli incendi boschivi, con la Penisola Iberica e il Sud della Francia tra le aree più colpite.

Sul fronte sanitario, l'ondata di calore ha avuto conseguenze concrete, con un aumento dei decessi legati alle temperature elevate in diversi Paesi. Un promemoria del fatto che il caldo estremo non è solo un disagio, ma un rischio reale per la salute, soprattutto delle persone più fragili.

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Perché succede, e cosa aspettarsi

Il punto che gli esperti sottolineano è che non si tratta di episodi isolati. Giugno 2026 si è inserito in una sequenza fitta: un'intensa ondata di calore già a maggio, quella record di giugno, e una nuova fase rovente all'inizio di luglio. È questo susseguirsi serrato, più ancora del singolo record, a raccontare come stanno cambiando le cose.

Secondo Copernicus, dietro a questi numeri c'è un sistema climatico che continua ad accumulare calore, in particolare negli oceani, e il risultato sono ondate di calore sempre più frequenti e intense, con rischi crescenti per le persone, gli ecosistemi e le infrastrutture. Tradotto in pratica: estati come questa, fatte di ondate ravvicinate anziché di un caldo costante e sopportabile, rischiano di diventare la norma. Un contesto che rende ancora più utile sapere come difendersi dal caldo estremo e seguire l'evoluzione delle prossime ondate di calore.

Il primato di giugno, insomma, è un tassello di una tendenza di fondo che, dati alla mano, va nella direzione di estati sempre più calde.

Fonti: Copernicus Climate Change Service (C3S); RaiNews.