In breve

  • El Niño è ufficialmente iniziato, ma non è la causa del caldo africano di queste settimane in Italia;
  • i suoi effetti sull'Europa arriverebbero più avanti, tra fine 2026 e inizio 2027, e più sulle piogge che sul caldo estivo;
  • il vero alleato in bolletta è gestire l'umidità — l'afa d'estate, gli ambienti umidi d'inverno — e controllare la tariffa di luce e gas.

Proprio mentre sull'Italia sta per abbattersi la prima grande sfuriata di caldo africano dell'estate — prevista da mercoledì 17 giugno, con l'apice nel fine settimana e punte che in pianura potrebbero avvicinarsi ai 40 gradi — dal Pacifico è giunta una notizia che in molti hanno collegato, sbagliando, alla nostra calura: l'inizio ufficiale di El Niño.

Ad annunciarlo è stato il NOAA, l'agenzia scientifica statunitense che monitora oceani e atmosfera. Ricondurre a quella dichiarazione il caldo delle nostre settimane, però, è un fraintendimento.

Proviamo allora a fare chiarezza: cos'è davvero El Niño, perché non c'entra con le ondate di calore italiane di questi giorni e quando, semmai, potremmo avvertirne gli effetti secondo gli esperti.

El Niño è ufficialmente iniziato: cosa ha detto il NOAA

El Niño è il riscaldamento anomalo, oltre la media, delle acque superficiali del Pacifico equatoriale. Il NOAA ne ha dichiarato l'avvio nei giorni scorsi e prevede che si rafforzi nel corso dell'autunno, fino a un'intensità da moderata a forte, per poi toccare l'apice nell'inverno 2026-2027.

C'è addirittura il 63% di probabilità che si trasformi in un evento "molto forte", con il Pacifico oltre i 2 gradi sopra la media. Le sue conseguenze si ripercuotono sul clima di buona parte del pianeta, ma non ovunque allo stesso modo: da una parte siccità, dall'altra piogge più intense o stagioni più miti, a seconda della regione.

In sostanza, El Niño non coincide con "il caldo estivo": è un fenomeno climatico su scala globale, capace di alterare gli equilibri atmosferici in tante aree del mondo, ciascuna a modo suo.

Perché il caldo di questa estate in Italia non dipende da El Niño

Le ondate di calore che stanno colpendo l'Italia, inclusa quella attesa a breve, non hanno nulla a che vedere con El Niño. A portarle è l'anticiclone africano: un'area di alta pressione che convoglia aria rovente dal Sahara fin sul Mediterraneo, ed è proprio l'anticiclone a decidere quando potrebbe tornare il caldo con la prossima ondata di luglio.

C'è una distinzione che aiuta a capire: El Niño agisce sulla temperatura media globale, su scala di mesi. Il caldo record del 2023 e del 2024 — gli anni più caldi mai registrati — è stato amplificato proprio dal forte El Niño del 2023-2024, sommato al riscaldamento di fondo del clima. Le singole ondate di calore che colpiscono l'Italia in pochi giorni, però, sono un'altra cosa: dipendono dall'anticiclone africano, non dall'El Niño appena iniziato. Non a caso diversi climatologi sottolineano che, da noi, gli effetti del fenomeno si vedrebbero più sulle piogge che sul caldo estivo. Ed è da qui che parte il discorso che ci riguarda più da vicino.

Quando (e come) l'Italia potrebbe sentire El Niño: il tema dell'autunno

Se un effetto arriverà, quindi, non sarà in questa estate. Sull'Europa gli impatti di El Niño tendono a presentarsi in ritardo, verosimilmente tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027, e — spiegano gli esperti — riguarderebbero più la circolazione delle perturbazioni, le piogge e l'instabilità atmosferica che non le temperature estive.

Tradotto: più che il caldo, il nodo potrebbe essere l'umidità. Un autunno più piovoso e instabile rende le case più umide, e una casa umida si percepisce più fredda anche quando il termometro segna valori non particolarmente bassi. È un effetto sottile ma concreto, perché incide direttamente su quanto accendiamo il riscaldamento. E così il discorso climatico si lega a quello delle bollette.

Umidità e bollette: due stagioni, due problemi

L'umidità è il filo che collega il clima ai consumi, ma agisce in modo opposto a seconda della stagione. E in nessuno dei due casi serve scomodare El Niño: è un tema valido ogni anno, che oggi diventa solo più attuale.

Ora, in estate. Con l'afa, il caldo percepito è più alto di quello reale: quando l'aria è satura di umidità, il sudore evapora con più difficoltà e il corpo fatica a raffreddarsi. Il risultato è che tendiamo ad abbassare troppo il condizionatore, facendo lievitare i consumi. Per evitarlo bastano pochi accorgimenti:

  • 💧 Usare la modalità deumidificazione nelle giornate più afose, perché spesso togliere umidità dà più sollievo che abbassare la temperatura;
  • 🌡️ impostare il condizionatore intorno ai 26 gradi, sufficienti se l'umidità è sotto controllo;
  • 🌀 affiancare un ventilatore, che permette di tenere il termostato più alto;
  • 🪟 tenere puliti i filtri e schermare le finestre nelle ore di sole.

Trovi altri consigli nei nostri approfondimenti sulle notti tropicali e sulle città più a rischio per il caldo.

Più avanti, in autunno e inverno. Qui l'umidità gioca al contrario: un ambiente umido trattiene la sensazione di freddo e spinge ad alzare i termosifoni più del necessario. Mantenere l'umidità domestica in una fascia di comfort aiuta a non sprecare: conviene arieggiare poco ma spesso, evitare di asciugare il bucato in casa senza ventilazione e tenere d'occhio muffa e condensa, che peggiorano sia il comfort sia l'efficienza energetica.

🌡️ La temperatura percepita: il numero che conta davvero

Non è il valore sul termometro a far salire la bolletta, ma quanto caldo o freddo sentiamo, ed è lì che l'umidità fa la differenza. La stessa stanza a 26 gradi può risultare gradevole con aria secca e opprimente con aria umida; allo stesso modo, d'inverno, un ambiente troppo umido sembra più freddo di quanto dica il termostato. Agire sull'umidità, prima ancora che sulla temperatura, è spesso il modo più efficiente per stare bene consumando meno.

Come risparmiare a prescindere da El Niño: controlla l'offerta

Se gli effetti dei fenomeni climatici globali sono fuori dal nostro controllo, lo stesso non si può dire dei consumi energetici. Oltre a un uso più consapevole di condizionatore e impianto di riscaldamento, e ad abitudini virtuose per tenere sotto controllo le temperature di casa, un'altra leva fondamentale è la tariffa luce.

Vale la pena controllare il prezzo della propria offerta luce, soprattutto se si usa molto il condizionatore, verificando se il contratto è a prezzo fisso o variabile e guardando quali sono le opportunità disponibili sul mercato. Lo stesso ragionamento vale per il gas in vista dell'autunno. Il momento giusto per farlo è prima dei picchi di consumo, non durante.

⚡ Confronta le offerte prima dei picchi stagionali

Prima che caldo, afa e umidità facciano salire i consumi, può essere utile verificare se la propria tariffa è ancora conveniente. Con il comparatore luce e gas di Selectra puoi confrontare gratuitamente le offerte dei principali fornitori e capire in pochi minuti se esiste una soluzione più adatta alle tue abitudini.

El Niño 2026 è un fenomeno da monitorare, ma non va confuso con la causa del caldo estivo italiano. Per le famiglie, il punto concreto è un altro: gestire bene il comfort di casa nelle diverse stagioni, contro l'afa in estate e contro l'umidità in autunno e inverno. Piccoli accorgimenti su condizionatore, deumidificazione e ventilazione, uniti a una tariffa adatta alle proprie abitudini, sono ciò che fa davvero la differenza in bolletta.