In Italia i guadagni ottenuti dagli investimenti finanziari sono tassati al 26%: e quel prelievo pesa sul rendimento finale di chi mette da parte i propri risparmi. Esiste però uno strumento, poco conosciuto ma pienamente legale, che permette di azzerarlo del tutto: i Piani Individuali di Risparmio, più noti con la sigla PIR.
Nati per convogliare il risparmio delle famiglie verso l'economia reale italiana, dal 2026 diventano ancora più interessanti grazie a limiti di versamento più alti. Vale la pena capire come funzionano prima di aprirne uno.
Che cosa sono i PIR e a chi si rivolgono
Un PIR non è un prodotto a sé, ma un contenitore fiscale: al suo interno si possono inserire azioni, obbligazioni, quote di fondi ed ETF. La logica è semplice: lo Stato rinuncia a tassare i guadagni in cambio di un investimento stabile nell'economia nazionale.
Il rovescio della medaglia è un vincolo di composizione preciso, che l'intermediario rispetta per conto tuo ma che conviene conoscere:
- Come deve essere investito un PIR ordinario
- Almeno il 70% in imprese italiane o con stabile organizzazione in Italia, quotate o non quotate.
- Almeno il 25% di quella quota fuori dal FTSE MIB, cioè in società a media e piccola capitalizzazione.
- Un ulteriore 5% fuori anche dal FTSE Mid Cap, per finanziare le imprese più piccole.
- Non più del 10% sullo stesso emittente, per non concentrare troppo il rischio.
Per questo il piano è pensato per chi ha un orizzonte di medio-lungo periodo e non per chi cerca liquidità immediata. Prima di aprirne uno conviene confrontare le condizioni proposte dagli intermediari, come si farebbe scegliendo tra le migliori banche online.
Il doppio vantaggio fiscale che azzera il 26%
Il beneficio principale riguarda le plusvalenze: se le somme restano investite per almeno cinque anni, i guadagni maturati sono completamente esenti dall'imposta del 26%. Su un guadagno importante significa migliaia di euro che restano in tasca al risparmiatore invece di finire all'erario.
A questo si aggiunge un secondo vantaggio spesso trascurato: le somme detenute in un PIR sono esenti anche dall'imposta di successione, il che rende lo strumento utile in un'ottica di trasmissione del patrimonio. È questa combinazione a distinguere il PIR da un normale dossier titoli, dove ogni guadagno viene tassato al momento del realizzo.
Buono a sapersi: ogni persona può essere titolare di un solo PIR alla volta, ma può continuare a versare ogni anno fino al raggiungimento del tetto complessivo. Il conteggio dei cinque anni parte da ogni singolo versamento.
Cosa cambia dal 2026: soglie di versamento più alte
La novità più concreta riguarda gli importi. Dal 2026 si può versare in un PIR ordinario fino a 40.000 euro all'anno, con un tetto complessivo che sale a 200.000 euro per contribuente. Sono limiti più ampi rispetto al passato e allargano lo spazio a disposizione di chi vuole costruire un capitale netto da imposte.
Accanto al PIR ordinario esiste il PIR alternativo, pensato per patrimoni più elevati e con una componente più rischiosa. Ecco il confronto tra le due formule:
Il PIR alternativo, però, investe in strumenti meno liquidi e più volatili: resta una scelta da valutare con attenzione e non il punto di partenza per il piccolo risparmiatore.
Quanto puoi risparmiare davvero
Il modo più immediato per capire il vantaggio è mettere un numero sul risparmio. Su un dossier titoli ordinario ogni euro di guadagno viene decurtato del 26%; dentro un PIR, dopo cinque anni, quella stessa cifra resta intera. Prova a inserire il guadagno che ti aspetti di realizzare:
Il calcolo è volutamente semplice e non tiene conto dei costi di gestione del piano, che variano da un intermediario all'altro. Rende però evidente perché il vantaggio cresce con l'importo dei guadagni e con il tempo: più a lungo il capitale resta investito, più pesa l'esenzione.
I vincoli da valutare prima di aprire un piano
Il vantaggio fiscale ha una contropartita precisa, ed è giusto conoscerla prima di firmare. Ci sono comportamenti che fanno decadere il beneficio e altri che aiutano a conservarlo.
- Disinvestire prima dei cinque anni fa perdere l'esenzione e comporta il recupero delle imposte non versate, con gli interessi.
- Non contare sul capitale garantito: il valore può salire ma anche scendere, soprattutto per la componente legata alle piccole e medie imprese.
- Non aprire più PIR contemporaneamente: è vietato ed espone alla perdita dei vantaggi.
- Versa solo la liquidità che puoi lasciare ferma cinque anni, tenendo da parte un fondo per le emergenze.
- Verifica i costi annui di gestione prima di scegliere l'intermediario: incidono sul rendimento netto.
Questo articolo ha carattere puramente informativo e non costituisce una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di decidere conviene valutare la propria situazione, anche mettendo a confronto i principali conti correnti per gestire la liquidità che non si intende vincolare.